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26 abril Questa è una festa a cui non sono invitato25 aprile...io non festeggio. IO SONO IN LUTTO!
Sessantatre anni fa la mia Patria non è stata liberata. E' stata occupata. Di nuovo. In collaborazione a chi oggi si erige, petto in fuori, a paladino della "libertà democratica" ;a chi si arroga il diritto di averla "liberata"
Liberata? Liberata da cosa?
Da un periodo in cui il popolo italiano è tornato ad avere la dignità e la fierezza di essere quel popolo di eroi e navigatori, poeti e scrittori, guerrieri e filosofi, e non più quel popolo di "accattoni", "servi della gleba", "cantastorie", "lustrascarpe" e "miserabili", "poveracci" ed "emigranti" come eravamo considerati negli Stati Uniti? Da un periodo in cui la Patria era tornata all'indipendenza,all' autodeterminazione, alla sovranità politica, economica, culturale e militare, per sè stessa, e modello ispiratore per le altre nazioni d' Europa? Da un periodo in cui l'Italia stava risorgendo dalle proprie ceneri di secoli e secoli di "servaggio" a popoli e sovrani stranieri, in cui l'identità nazionale era stata incatenata? Da un periodo in si è fatta promotrice di affermare il diritto di ogni Nazione di essere, esistere ed agire in ordinaria armonia?
Io non mi sento liberato. Io mi sento defraudato di qualcosa.
Da chi oggi viene acclamato alla stregua di un eroe, da chi si fa vanto di aver aiutato il "nemico" ad invadere per l'ennesima volta il sacro suolo italico. Da chi ha permesso scempi come bombardamenti a tappeto, stupri, saccheggi, esecuzioni sommarie. Da chi, una volta "liberata la nazione", non ha perso tempo a dare la caccia a chi fino a qualche giorno prima era amico, per torturarlo, rubargli tutto ed infine ucciderlo barbaramente. Da chi ha permesso che l'Italia tornasse vassalla di un'altra Nazione, di un popolo avverso, che a distanza di sessantatre anni è ancora presente sul nostro suolo sacro decidendone le sorti come un burattinaio che muove i fili dei suoi pupazzi.
Siamo noi che, da sessantatre anni a questa parte, RESISTIAMO A QUESTI VILI che insozzano la nostra Patria ormai sempre più in declino. Senza proclami, senza piagnistei, vittimismi, autocommiserazioni e pretese varie.
Per questo, io, noi, non abbiamo nulla da festeggiare. Anzi, siamo in lutto.
Onore ai camerati caduti della RSI.
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